Un omaggio ad Aldo Manuzio (1449 – 1515), illustre umanista che ha avuto i natali a Bassiano. Nella cittadina dei Lepini è stata da oltre un decennio avviata una prima raccolta di opere aldine, con l’intento di documentare almeno parte del patrimonio lasciato da questa dinastia di editori che ebbero un ruolo di primo piano nel Rinascimento italiano. Più di recente è nato – in rapporto con La Sapienza Università di Roma – il progetto di un Museo delle Scritture, anche per valorizzare una sala in cui sono conservati (e ora sono stati restaurati) importanti graffiti carcerari della fine del XVIII secolo.
Un museo antropologico che estende la nozione di scrittura al di là delle convenzioni e tradizioni grafiche occidentali e mette a problema con reperti originali, installazioni artistiche, scenografie concettuali e dispositivi interattivi i modi in cui si scrive nella nostra e in altre culture.
Un centro di ricerca, conservazione e valorizzazione delle scritture ordinarie, che racconta anche in chiave didattica un percorso storico ed un orizzonte antropologico ampio e variegato (le prime scritture pienamente articolate risalgono a ben oltre il terzo millennio a.C., e ancora oggi molte società si esprimono con forme di scrittura non alfabetica, traendone vantaggi). Le testimonianze messe in valore giungono sino alle risonanze locali contemporanee documentando il rapporto delle genti lepine con la scrittura nelle esperienze scolastiche, autobiografiche e liriche, nelle pratiche quotidiane.
Un centro di socialità e apprendimento, che fa propria la moderna vocazione del museo a porsi come agente attivo di cittadinanza e di sviluppo locale, a svolgere il ruolo democratico di zona di contatto tra generazioni e culture diverse.
Un museo laboratorio, impegnato a rispondere alle domande poste da un numero crescente di persone su come funzionano i diversi sistemi di comunicazione e sul modo in cui hanno influenzato (e continuano ad influenzare) i nostri pensieri e le nostre vite, su quanto la scrittura / lettura, testuale e digitale, operi come mediazione nei rapporti sociali e nell’esperienza intrasoggettiva e possa costituire un alimento privilegiato dell’immaginazione e dell’agire informato e riflessivo.
Vincenzo Padiglione – Sapienza Università di Roma
